Dario Argento: la paura, la vittima, il colpevole – Intervista a Katia Amadio

C’è un regista italiano che dal 1970, anno del suo esordio alla regia, ha iniziato col produrre un cinema che in breve tempo ha fatto scuola e che, nel 2018, continua, pur con esiti contrastanti, a restare nell’immaginario collettivo, coi suoi film al limite tra horror e thriller. Non contento di ciò, l’abbiamo ritrovato anche nel fumetto, ai testi del Dylan Dog numero 383 uscito in edicola pochi mesi fa e che ora troviamo in libreria in una ristampa cartonata di prestigio sempre per la Sergio Bonelli Editore. E ancora, tra poche settimane arriverà nei cinema italiani il discusso remake di Suspiria diretto da Luca Guadagnino. Il regista di cui stiamo parlando, qualora non si fosse ancora capito, è Dario Argento. La biografia che lo riguarda conta diversi titoli; è studiato non solo in Italia ma in tutto il mondo. Un nuovo titolo dedicato al cinema di Argento uscirà nei prossimi giorni per l’editore digitale Teomedia. 


(Dario Argento con David Bowie)

L’autrice dell’ebook dal titolo Dario Argento: la paura, la vittima il colpevole è la padovana Katia Amadio, scrittrice e studiosa del cinema argentiano.
Abbiamo chiesto all’autrice alcune righe di presentazione del suo libro.
Vi ricordiamo, infine, che potete trovare i romanzi di Katia Amadio nello store Teomedia.


(Katia Amadio)

Questo mio studio nasce come tesi di laurea in lettere moderne (Indirizzo Storia e Critica del cinema) iniziata nel 1997 e terminata nel 1999, come desiderio di scandagliare all’interno della filmografia di Argento, alcune tematiche: il mutamento della figura femminile in una società che cambia, spesso troppo velocemente, il tema del colpevole, spesso vittima della stessa società che lo insegue; vittime e colpevoli si osteggiano, si mescolano, si fondono, in un gioco continuo con lo spettatore che si fa complice, trasformandosi assieme al colpevole stesso.


(Lara Wendel in Tenebre)

Seguendo la sua carriera anche dopo la laurea, in un’ottica che voleva perseguire quell’indagine sul ruolo dello spettatore di Argento e sul compito quasi liberatorio che la ritualità del massacro, tipica del regista, poteva avere sullo spettatore stesso, ho deciso di riprendere il mio studio anche per frammentare le paure di una società che cambia, perchè cambia anche il ruolo del cattivo e il punto di vista su di lui, lasciando ai margini anche quei diversi che spesso Argento ha fotografato.

“Io non ho segreti – commenta lo stesso Argento – per me la violenza è un mezzo per comunicare, un modo per esprimere me stesso. Sono attratto dalla violenza perchè è un fenomeno dei nostri tempi, una nuova forma di protesta e di rifiuto di tutti i valori stabiliti. I miei film sono come grida di protesta che le anime sensibili riconoscono e ascoltano con attenzione”


(Cristina Marsillach in Opera)

Come scrittrice di romanzi, il suo permanere nell’onirico, trasformando cose, persone e ambienti in una visione che tutto sovrasta e avvolge, mi ha sempre affascinato e contagiato. E’ l’angoscia il posto dove i suoi personaggi fuggono e s’inseguono e nulla è più quello che sembra, in un viaggio che si trasforma in un percorso all’interno delle nostre stesse paure più ataviche, senza freni. Ma è un onirico che si fronteggia col quotidiano, perché la paura  nasce dal quotidiano e s’irradia da oggetti qualsiasi che si vestono d’angoscia o persone dall’apparente normalità, con le quali magari viviamo da sempreE’ un mondo, quello di Argento, dove vengono spesso illuminati, nella penombra, i lati nascosti di una vita fatta d’incomunicabilità e incomprensioni, in una solitudine che sovrasta e annulla spesso ogni speranza.

 

Katia Amadio

 

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