Capovilla legge Céline – Parole Erranti 2018

La bellezza, è come l’alcool o il confort, ci si abitua, non ci si fa più attenzione. Un monito. Quasi un consiglio, proveniente proprio dalla penna di Louis Ferdinand Céline, rivolto a noi tutti.

Sabato 13 ottobre, Nuovo Supercinema di Catanzaro. Nulla è andato sprecato. Ogni emozione, anche la più piccola parola è giunta.

Quando me ne parlò Vincenzo Montisano, che ha curato la regia dello spettacolo, ed esponente di spicco de “La Masnada”, capii subito che si trattava di un’impresa verticale. Tra tutti i viaggi descritti, narrati, il vouyage al termine della notte, è senz’altro il più difficile da rendere, da trasmettere, specie per chi il libro non l’ha mai letto.

Un reading d’elitè. Pochi intimi amanti. Céline non è per tutti. E allora perché la scelta è ricaduta proprio su questo romanzo? Semplicemente perché è “il” romanzo. Una sorta di Bibbia per chiunque abbia intenzione di mettere in fila due idee su carta. Concetti chiari e scanditi anche dallo sguardo di Gianluca Pitari, durante la presentazione dell’evento. Quattordici edizioni, e altrettanti anni di duro lavoro e di amore smisurato per la letteratura. La Masnada ha finalmente conquistato il capoluogo. Parole Erranti 2018. Per un metaforico arrivo al termine della notte.

La scelta non poteva che ricadere su Pierpaolo Capovilla. Leader storico degli One Dimensional Man, nonché de Il Teatro degli Orrori. Una delle più autorevoli voci che il mondo della musica italiana, ha prestato al teatro.

Umiltà. Non riesco a pensare a un altro termine. L’artista veneto, durante l’intera presentazione dello spettacolo, non ha atteso dietro le quinte. Non ha preteso occhi di bue o applausi preventivi. Era in silenzio. Poggiato, a braccia conserte, al lato del pubblico. Come uno fra tanti. Raccolto in sé stesso, probabilmente per trovare la più profonda delle concentrazioni. Il salto dal recitare Carmelo Bene a Céline, ai più, può non risultare così rischioso. Ma Capovilla è apparso consapevole dall’inizio. Da quando questi due ragazzi calabresi gli hanno lanciato un’emozionante sfida. Dare voce, in maniera semplice, diretta, anche essenziale, a un manoscritto che, citando le stesse parole di Gianluca Pitari, dopo ottant’anni dalla sua pubblicazione, riesce ad affascinare e a creare sempre nuovi interrogativi fra i lettori.

Catapultati nella Francia d’inizio secolo, per poi venire inghiottiti dalle atrocità e dai deliri della guerra totale. Così come il malarico abbraccio africano. Le figure rese immortali, nella loro genuina umanità, di Alcide o della prostituta Molly. Un ponte sull’Oceano. Dal tutto che sa di nulla della giungla, a New York, la città “in piedi”. La voce di Pierpaolo Capovilla ha preso per mano, quasi baciando il microfono. Cèline, per un attimo, sembrava tornato carne. Un’ipnotica danza, fatta di espressioni e di superbe maestrie di vocaboli e accostamenti sintattici. Il tutto sulle musiche e sulle immagini proiettate, abilmente scelte e coordinate da Vincenzo Montisano.

La commozione ha preso il sopravvento sulla semplice approvazione. Parole Erranti 2018 ha toccato davvero il cuore della gente. Forse è questa la vittoria più grande. Per una terra martoriata e vittima della sua incapacità di amarsi.

Catanzaro, stavolta, non si è fatta trovare impreparata, e ha accolto questa manifestazione, fortemente voluta da quei suoi figli che, nonostante forti difficoltà, non l’hanno mai abbandonata.

Di una cosa sono più che sicuro. Se fra noi, sabato, si fosse nascosto un medico trentacinquenne di nome Louis Destouches (in arte Louis Ferdinand Céline), avrebbe approvato. Applaudito. Rimanendo comunque nell’anonimato.

 

Andrea Russo

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