Intervista a Ketty Rotundo – Erotismo in digitale

L’intervista che postiamo è ripresa dal sito Modulazioni Temporali. Ringraziamo Marianna Zito e Letizia Chippari per averci concesso di riproporla su Biblon.
L’articolo originale lo trovate qui.

 

Ketty, sei la creatrice e curatrice di Clitoridea: un blog molto seguito che propone racconti, poesie e fotografie a tema erotico. Da cosa nasce il desiderio di scrivere e la scelta di una scrittura erotica?

Credo sia un genere letterario sottovalutato. Soprattutto adesso, in questo periodo storico. E credo ci sia molta confusione su cosa sia la letteratura erotica. Molta gente la confonde con i romanzi rosa. Ma sono due generi totalmente diversi. Perché sia letteratura erotica, non basta descrivere una scena di sesso e, oltretutto, occorre molta delicatezza per descrivere una scena di sesso spinto. La mia passione nasce anche dalla necessità di far capire che la letteratura erotica è un genere come un altro. E soprattutto per far sì che vengano abbattuti i pregiudizi che sono dietro l’erotismo. Pregiudizi soprattutto verso le donne. Se una donna scrive e parla di sesso, se fa delle foto di nudo, spesso viene giudicata una donna facile. Invece io credo che sia esattamente il contrario. E credo anche che una donna che scrive o parla di sessualità, abbia una mente molto sensibile. Per esempio, molti utenti mi inviano i loro racconti erotici e devo dire che ho ricevuto più racconti da donne che da uomini. Ma non saprei se a leggere letteratura erotica siano di più le donne o gli uomini. Credo che la curiosità, verso questo genere letterario, non abbia un sesso preciso.

Il logo scelto per Clitoridea, oltre ad essere molto accattivante e facilmente riconoscibile, ci conduce immediatamente ad un’idea arcaica di creatività legata al femminino. La creazione affidata alle donne, appunto. Come è nata l’dea di questo logo così affascinante?

Io non riesco però ad associarlo alle donne. All’inizio mi veniva spesso chiesto se a mandare racconti potessero essere solo donne. Forse sì, il nome e il logo confondono. Sul concetto di creazione concordo. Ma è un creare generale. Che può associarsi benissimo ad entrambi i sessi. L’idea è nata dal gioco di parole. Clitor-idea. Per questo la lampadina al posto della vagina. La sagoma femminile era inevitabile. Il logo è stato disegnato da mio fratello Vincenzo Rotundo.

Recentemente hai organizzato un contest letterario al Bistrot del Teatro dell’Acquario, come ha risposto il pubblico? Ti sono arrivati molti racconti? Sarà possibile leggerne qualcuno?

Approfitto di questa domanda per ringraziare tutti i partecipanti. Gli attori, il pubblico numeroso e soprattutto gli scrittori. E ovviamente chi mi ha aiutato ad organizzare tutto, tra cui Alessandro Senato e Giovanni Canadè. Il pubblico ha risposto in modo molto positivo. Ho visto molto interesse nell’ascoltare i racconti. Del resto, l’erotismo, e di conseguenza il sesso, incuriosisce un po’ tutti. Sì, sono arrivati molti racconti, ma per questione di tempo ne ho potuti selezionare solo 12, che potranno essere letti a breve in un e-book curato dalla casa editrice Teomedia, nella collana Red.

Sei la curatrice della collana erotica RED di Teomedia, casa editrice digitale e ti occupi della selezione dei racconti da pubblicare. Quali sono i criteri seguiti per la scelta?

Sì. Con l’importantissima supervisione di Giovanni Canadè. È una collana nata da poco. Ci stiamo ancora lavorando. Non è semplice selezionare romanzi e racconti erotici se non vuoi scadere nel banale. È sicuramente molto importante lo stile di scrittura. Mi piace la semplicità: quello che pensi dici. Se c’è troppa costruzione intorno, affaticamento, cerco sempre, insieme a chi ha scritto il racconto, di snellire il tutto. Una cosa che non sopporto nei racconti erotici è l’uso della troppa tecnologia. Mi spiego meglio. Non mi piacciono i racconti in cui vengono menzionati i social. Forse perché la letteratura erotica che leggo io, è ambientata in tempi in cui la tecnologia non esisteva. Poi certo, se ambienti un racconto erotico ai giorni nostri, ci sta un minimo di tecnologia, ma non è necessaria. Con questo non voglio dire che se mi inviano un racconto in cui due tizi si incontrano tramite una App non lo pubblico. Ma il protagonista deve essere l’erotismo.

La gestione di Clitoridea e l’impegno per la collana erotica RED di Teomedia, tra l’altro presenti anche sui social, richiedono un notevole investimento di tempo, eppure riesci comunque a trovare il modo per scrivere. Anche poesie. Questo suggerisce una forte passione oltre che una notevole determinazione a trovare i propri spazi. Ti va di raccontarci il tuo momento ideale per scrivere?

Mi piace scrivere, è vero. Lo faccio praticamente da sempre. Il mio momento ideale… Uhm! Non credo ci sia. Per certo so che non riesco a scrivere d’estate. Sembrerà una cosa sciocca, ma il caldo mi annebbia il cervello. Nel corso degli anni, ho capito che scrivo soprattutto quando non sto bene interiormente. Forse il dolore mi costringe in un certo senso a mettere su carta ciò che sento. Diventa una necessità. Quando sto bene, quasi non ho niente da dire. Mi vivo il momento. Questo succede soprattutto con la poesia. I racconti erotici, invece, li scrivo quando sono ispirata.

C’è un libro o un autore in particolare che ha segnato una svolta decisiva nella scelta di dedicarti alla letteratura erotica? E quanto di autobiografico c’è nei tuoi racconti?

Da ragazzina mi è capitato di leggere qualcosa di erotico, ma senza mai approfondire. Poi, nel 2013, mi hanno regalato un libro di Anaïs Nin , Il delta di Venere. L’ho letto e mi sono innamorata subito della scrittura della Nin. Poi successivamente ho letto altri suoi scritti, i suoi diari, e altri scrittori. Ho ancora molto da leggere, ma non ho fretta di farlo. Quanto di autobiografico c’è nei tuoi racconti… Quando ho letto questa domanda ho pensato: ora mento. Ma perché mentire? È quasi tutto biografico. Dico quasi tutto perché, qualche mese fa ho pubblicato su Clitoridea un racconto a quattro mani con LolaMa. Quello è totalmente inventato. Ma i miei scritti, e non solo quello erotici, sono tutti biografici. Potrei definirla scrittura intimista.  Bisogna sempre scrivere mettendo da parte i giudizi degli altri. Bisogna avere coraggio!

 

Intervista di Letizia Chippari

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