Miles: assolo a fumetti

 

 

“La vera musica è il silenzio. Tutte le note non fanno che incorniciare il silenzio.”

Il silenzio, il diapason con cui Luciano Ruvidotti accorda la sua matita per realizzare Miles-Assolo a fumetti (Edizioni BD) Non è una storia qualunque, il protagonista è di certo ben noto a molti. Ma è proprio qui che sta la sfida lanciata dall’autore, ossia il realizzare un’opera che possa non solo raccogliere l’eredità storica e musicale del maestro del Jazz, ma anche rivelarne l’universo intimo e la sfera personale fatta di ascese e cadute. Furono proprio queste ultime, seguite dalla tenacia nel rialzarsi, che hanno portato un uomo come tanti, un afroamericano dell’Illinois , a consacrarsi come leggenda mondiale nella musica del ‘900 (e di sempre, senza modestie).

L’idea di intraprendere questo progetto non deve essere stata priva di insidie per Ruvidotti poiché la conoscenza storica da sola non basta per delineare il microcosmo di un individuo. Allo stesso tempo, sembra quasi ossimorica una lettura “trans-sensoriale” di Miles Davis dove non si vede comparire la musica: il fumetto per definizione è immagine, è espressione visiva ed emotiva. Numerosi sono i mezzi che a tal proposito vengono adoperati per colmare questa mancanza ad esempio l’uso sapiente dei colori, calibrati a seconda del contesto, dell’emotività della situazione e dell’atmosfera dei dialoghi. Non è tanto questo che rende Miles speciale, quanto un altro aspetto, forse di non facile comprensione e a cui si è avvicinati dall’analisi testuale del titolo: Assolo a fumetti. Quest’opera è un vero e proprio assolo, un susseguirsi di atmosfere cupe dominate dalle tinte ombrose e violacee dei locali jazz e animate da sferzanti vignette – oltremodo vivaci – dove la musica irrompe non poche volte; al suo arrivo, essa risalta all’occhio e mette in luce la mimica ambigua dei personaggi, chirurgicamente definiti all’interno del loro contesto storico. La musica non c’è, ma il lettore la percepisce. Negli attimi di pausa nel dialogo, quando sembra decisamente il momento di andare avanti, di dare giusto una sfogliata veloce, ecco, proprio lì si rimane intrappolati nello storyboard di questo lavoro: il rapido scorrere delle scene e il susseguirsi preciso dei tempi di attacco degli strumenti sostituiscono con equilibrio ciò che materialmente manca ad una lettura visiva del jazz, il sound. Come si diceva in precedenza, in Miles la musica sembra quasi di viverla e di sentirla nella testa come affermava lo stesso Davis.

Il protagonista non è rappresentato come molti potevano aspettarselo: il solito cliché dell’artista maledetto e sregolato poteva risultare valido in questa storia, ma Ruvidotti intende comunicare qualcosa in più. La testardaggine nelle scelte di vita che lo porta più volte a sprofondare nel tunnel della droga e, allo stesso tempo, l’indipendenza e la fantasia affermava di non voler creare ciò che già c’era, ma di voler partorire qualcosa di nuovo, di diverso, senza uno schema. Come affermava durante la registrazione di Bitches Brew, serve qualcosa che all’ udito suoni come un accordo.

Miles può risultare un lavoro apparentemente confuso, non c’è dubbio, tant’è che a tratti lo stesso lettore percepisce una sorta di smarrimento nel riconoscere le scene, l’andamento e persino il susseguirsi temporale degli eventi. Appare tuttavia chiaro che l’intento dell’opera sia anche questo: trasmettere smarrimento in chi ascolta (o, in questo caso, a chi legge) per poi riprendere il filo conduttore, riscoprire una malinconica armonia che solo un vero nero americano del ‘900 poteva esprimere e che da sola congiunge i capitoli in maniera perfetta.

“Potete suonare quello che vi pare, tutto quello che sentite”. E crediamo che ciò che si sente sia uno scrosciare di applausi per Lucio Ruvidotti.

Luciano Ruvidotti – Miles: Assolo a fumetti
EdizioniBD, 2018 

 

Davide Ruongo

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