Steve Jobs, il ricordo del 5 ottobre 2011

by • 5 ottobre 2012 • NewsComments (0)66



Centinaia di veglie silenziose, con candele e display accesi davanti agli Apple Store di tutto il mondo, e migliaia di tweet in rete. Questo accadeva un anno fa, la sera del 5 ottobre 2011, dopo che si era diffusa la notizia della morte di Steve Jobs.  Da New York a Tokyo, passando per Londra, Seul e Pechino, migliaia di persone che hanno cambiato il proprio modo di ascoltare e produrre musica, di comunicare, di fare e ricevere informazione grazie ai prodotti Apple, si sono riunite con le lacrime agli occhi. Sembrava fosse morto un santo o un eroe; e Jobs era tante cose, ma né l’una né l’altra di queste due.

È stata probabilmente la prima volta che la morte di un business man si è trasformata in un lutto collettivo. Era successo per artisti e personaggi pubblici, come nel 1991 per Freddie Mercury, nel 1997 per Lady D e nel 2009 per Michael Jackson, ma mai per un imprenditore. C’è  chi ha guidato ore per raggiungere Cupertino e riunirsi con la folla accorsa al quartier generale della Apple. E forse, se questa volta il fenomeno ha raggiunto dimensioni senza precedenti, la colpa – se così si può dire – è stata proprio dello stesso Jobs. O  meglio dei suoi prodotti, e di quelli che hanno cercato di imitarli. Chiunque avesse un iPhone acceso quel 5 ottobre ha avuto la notizia quasi in tempo reale, e ha contribuito a diffonderla, a farla diventare virale, a farle raggiungere ogni angolo del pianeta, con buona pace del fuso orario.

Nel giro di pochissime ore, attraverso Facebook e soprattutto Twitter, la quantità di persone che hanno espresso le condoglianze, l’opinione sulla vita e sulla morte di Steve Jobs, è aumentata in modo esponenziale. Il traffico sul Twitter ha raggiunto il record di 10mila tweet al secondo (per la morte diOsama bin Laden erano stati 5000). Solo in Cina più di 50 milioni di messaggi sono stati pubblicati sulle piattaforme di microblogging Sina Weibo Tencent QQ Weibo nelle quattro ore successive all’annuncio del decesso.

E la pioggia di cinguettii e post non ha riguardato solo comuni cittadini, colleghi e professionisti del mondo delle ICT, ma anche politici, celebrità dello star system e sportivi. “ E’ come se il mondo avesse perso un John Lennon”, ha scritto Steve Wozniak, cofondatore di Apple. Mentre Bill Gates ha dichiarato: “ Il mondo raramente ha conosciuto qualcuno che ha avuto lo stesso profondo impatto che ha avuto Steve, i cui effetti saranno sentiti da molte generazioni a venire”.

Neanche Zuckerberg ha optato per il silenzio (“ Steve, grazie per essere stato un mentore e un amico. Grazie per aver mostrato che ciò che uno fa può cambiare il mondo”), come anche il Ceo della rivale Nokia, Stephen Elop (“ La passione di Steve per la semplicità e l’eleganza ha lasciato a tutti noi un’eredità che durerà per intere generazioni”).

Questo, invece, il saluto del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama: “ Steve è stato uno tra i più grandi innovatori statunitensi, coraggioso abbastanza da pensare fuori dagli schemi, presuntuoso abbastanza da credere di poter cambiare il mondo, e talentuoso a sufficienza da farlo”. Più personali (e spiritosi) i cinguettii delle star. Ecco quello di Jim Carrey:  “ Steve Jobs è stato un uomo eccezionale. Vivrà per sempre nel mio hard drive! ?;^}”.

Articolo di Caterina Visco su wired.it

 

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