Suoni dal buio – intervista agli autori

 

Dopo la recensione firmata da Sergio L. Duma (la trovate qui) ci soffermiamo ancora sul volume Suoni dal buio, a cura di Claudio Mangolini, musicista e giornalista, e Chiara Penna, penalista e criminologa, pubblicato da Il Foglio Letterario di Gordiano Lupi.

Charles Manson, Anton LaVey, il Black Metal, cronaca nera e molto altro: questi gli argomenti di un libro che non poteva non incuriosirci e che vogliamo approfondire proprio con l’aiuto degli autori.


(Claudio Mangolini)

L’argomento del vostro libro è indubbiamente originale, almeno per quanto riguarda il panorama letterario italiano. Com’è nato il progetto e la struttura interna del volume?

MANGOLINI: L’idea nasce da una telefonata sulla curiosità di provare a scrivere un libro a quattro mani sulla musica, il cinema e la criminologia, mettendo su carta le nostre conoscenze. Non è il solito saggio sulle influenze del “male” nell’arte, è un progetto che guarda oltre.
La struttura interna è venuta fuori in maniera molto veloce, abbiamo fissato i punti da trattare, li abbiamo analizzati per capire se potevano funzionare.
Una volta trovato il filo rosso per tenerli insieme è partito il processo di scrittura e stesura.

PENNA: L’idea è venuta a seguito di un confronto tra i nostri gusti musicali e le nostre competenze specifiche, che ci hanno permesso di analizzare in modo tecnico e scientifico, come mai era stato fatto da nessuno, alcuni fatti diciamo “oscuri” che hanno interessato indirettamente il mondo del rock e del cinema (nostre comuni passioni).


(Chiara Penna)

Gli argomenti che affrontate sono numerosi, coprono un largo arco temporale ed era necessario operare una selezione. Su cosa avete preferito concentrarvi? E cosa avete preferito escludere?

M: Ci siamo concentrati su tutto quello che poteva darci una spinta ad approfondire certe tematiche, dalla carriera di Charles Manson come musicista, alle visioni di Kenneth Anger, dai deliranti siparietti satanici di Anton LaVey alla scena black metal che gravitava intorno ai Mayhem e al famigerato Inner Circle.
Il capitolo con alcuni testi tradotti, ad esempio, è un modo di fare letteratura musicale senza dover necessariamente scadere nella banalità o nell’ovvietà.
L’ultimo capitolo, quello sul cinema, invece, presenta dieci pellicole scelte per l’importanza che la musica riesce a dare al racconto filmico. Un esempio su tutti, “Halloween” di John Carpenter, senza la sua colonna sonora minimale non sarebbe lo stesso film e forse, ripeto forse, farebbe meno paura.
Lo stesso discorso vale per “Inferno” di Dario Argento, privato delle musiche del grande Keith Emerson.
Abbiamo agito di testa e con l’istinto.
Gli argomenti esclusi sono i soliti che vengono trattati da decenni: il club dei 27, il mondo dei suicidi celebri nella musica, la figura di Marilyn Manson, Crowley e molto altro che secondo il nostro punto di vista non rientrava all’interno di questo scritto. Questa scelta non l’abbiamo attuata solo noi ma tutti gli scrittori che si avventurano all’interno di un mondo così vasto e ampio come la musica o il cinema.

P: Abbiamo volutamente escluso tutti quei fatti triti e ritriti di cui hanno scritto in tanti, proprio perché il nostro scopo era produrre un lavoro originale, non una monografia o una enciclopedia sull’occulto. Ad esempio abbiamo sorvolato sulla strage di Cielo Drive, ma ci siamo concentrati sull’analisi criminologica della figura di Charles Manson. Anche perché da avvocato penalista e criminologa, che opera quotidianamente nelle aule di giustizia e ha a che fare realmente con vittime e autori di fatti a volte molto violenti, ritengo sia poco professionale, come invece fanno in tanti, commentare delitti o fatti dei quali non si ha una conoscenza diretta mediante lo studio degli atti.
Abbiamo, ancora, eliminato totalmente Crowley perché nulla ha a che vedere con la musica, ma ci siamo sentiti in dovere di citarlo proprio per la sua importanza nella forma mentis di Lavey e Anger, ai quali sono dedicati ben due capitoli.
In riferimento alla scena italiana, poi, non abbiamo neanche citato i delitti delle così dette “Bestie di satana” e così via. Il titolo del lavoro non a caso è: “Appunti…”. Diverso sarebbe stato se l’avessimo intitolato ad esempio: “tutto quello che c’è da sapere sui possibili legami tra il demonio e il rock”.

 


(Charles Manson)

 

Claudio, ci parli della sezione dedicata alla scena musicale italiana?

M: La sezione dedicata alla musica italiana vuole omaggiare quei dischi e quegli artisti che sono finiti nel dimenticatoio generale per una serie di motivi: l’irreperibilità dei lavori, le poche informazioni presenti in rete o nelle varie riviste di settore; diciamo che è un piccolo tributo a delle realtà del nostro panorama che continuano ad essere di tutto rispetto.

Da Fabio Celi e Gli Infermieri ai Metamorfosi, da Le Streghe ai Teatro Satanico Charles Manson, nel mezzo altre chicche per gli appassionati dell’underground italiano. Si tratta di vere e proprie recensioni, analisi musicali letterarie dei suoni impressi su vinili o su nastro, un racconto dello spartito attraverso il mio modo di ascoltare e percepire le sette note.

 

Chiara, quali sono i casi che hai analizzato nel libro?

P: Sono diversi, ma come dicevo prima, non affrontati in chiave “risolutiva”. Ho messo piuttosto in relazione i fatti di cronaca con il periodo storico e musicale di riferimento, come gli omicidi e i suicidi che hanno interessato il black metal norvegese e i gruppi satanici italiani, oppure i delitti citati da Anger in Hollywood Babilonia.

 

Il libro precedente di Claudio è stato Passione nera, edito da Il Foglio Letterario (2017), mentre il precedente libro di Chiara è stato La vera storia del Mostro di Firenze (Editore Fermento – Nobel, 2018). I vostri prossimi lavori saranno ancora all’insegna del nero?

M: Forse mi sposterò verso il bianco che è l’opposto del nero. Quindi, mai dire mai.

P: Sicuramente la mia naturale inclinazione è questa. Al momento sto valutando l’opportunità di pubblicare un romanzo ispirato ad un caso realmente trattato in qualità di avvocato. Non posso prescindere dalla mia realtà quotidiana. Ma ancora i miei tempi personali non sono abbastanza maturi e sono molto rispettosa di chi è scrittore per professione. Il romanzo vero arriverà da sé come è stato per La vera storia Mostro di Firenze, un saggio nato dallo studio del fascicolo di causa e dal titolo volutamente presuntuoso, uscito nell’aprile di questo anno ma in cantiere dal 2012.

 

Intervista a cura di Giovanni Canadè

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