I “Nodi” di Ronald D. Laing

 Stanno giocando a un gioco. Stanno
giocando a non
giocare un gioco. Se mostro loro che li
vedo giocare,
infrangerò le regole e mi puniranno.
Devo giocare al loro gioco, di non vedere
che vedo il gioco.

Nodi (1971) di R.D. Laing è un libro non convenzionale, sia nella forma, sia nel contenuto, strutturato in una serie di potenti, inaspettati e brevi dialoghi che possono essere letti come poesie o come brevissimi copioni, ognuno chiuso, autonomo e completo in se stesso. Ogni capitolo descrive un tipo differente di relazione, i “nodi” del titolo, legami di amore, dipendenza, incertezza, gelosia.

I dialoghi possono svolgersi tra amanti, genitori e figli, analisti e pazienti, o tra tutti quanti mescolati in maniera indistinta.

Ogni dialogo/poesia dimostra l’incredibile conoscenza di Laing degli intrecci e dei legami, a volte insondabili ed impossibili da districare, delle relazioni umane.

Da uno psichiatra che per tutta la vita scrisse di psicosi (il suo lavoro più importante, L’io diviso), ci si potrebbe aspettare una terminologia complessa, quasi tecnica. E invece i brevi/dialoghi sono fatti di un linguaggio estremamente comune e quotidiano; frasi brevi, ripetizioni quasi ossessive, vocaboli semplici per rendere l’immediatezza che coglie le conversazioni che avvengono nelle nostre menti e con i nostri amanti, genitori, figli.

Mia madre non mi vuol bene.
Mi sento male.
Mi sento male perché lei non mi vuol bene
sono cattivo perché mi sento male
mi sento male perché sono cattivo
sono cattivo perché lei non mi vuol bene
lei non mi vuol bene perché sono cattivo.

L’intreccio, talvolta spiazzante e difficile da seguire, dei pensieri riportati sulla pagina così come si sviluppano nelle nostre menti, dà al lettore la sensazione di trovarsi davanti a qualcuno che si sta, letteralmente, “annodando” e stringendo in mille nodi da solo.

È possibile considerare questi frammenti come espressioni soggettive dell’esperienza della malattia mentale?

Per molto tempo Laing combatté e si oppose alla tradizionale “diagnosi” psichiatrica, sostenendo che la schizofrenia era “una teoria, non un fatto”, o che i cosiddetti episodi psicotici erano un tentativo di comunicare le preoccupazioni del paziente in situazioni in cui non era possibile, o non era permesso.  Laing non negò mai l’esistenza della malattia mentale, ma a differenza dei suoi contemporanei, la concepì come un’esperienza trasformativa.

 

Si ha paura
di me che ha paura
di me che ha paura
di me che ha paura
Forse si può parlare di immagini riflesse.

Nodi mostra i nodi, semplicemente, così come sono. Non offre né presenta un modo per scioglierli o risolverli. Ad ogni lettura ci sembra di aver afferrato e allo stesso tempo di non aver davvero capito quello che Laing ci sta mostrando; cosa vuol dire? Cosa significa? Forse non significa nulla, forse siamo noi, leggendo, che diamo un significato ai “nodi” sulla base delle nostre esperienze. Forse è possibile, trovando nel nodo l’inizio della corda, nelle riflessioni circolari, ossessive, ripetitive, confuse, trovare un modo per snodare il nodo.

È proprio in questo che risiede la complessità delle brevi “poesie” di Nodi, una complessità che non è altro che il riflesso della complessità della mente e del ragionamento, a volte irrazionale, della mente umana.

 

Ferisce Giovanni
pensare
che Maria pensi che lui la ferisca
col sentirsi (lui) ferito
a pensare
che lei pensi che lui la ferisca
facendola sentire colpevole
nel ferirlo
pensando (lei)
che lui la ferisca
con l’essere (lui) ferito
a pensare
che lei pensi che lui la ferisca
per il fatto che

(Nodi, Ronald D. Laing, Einaudi, 2004)

 

Elena Ramella

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