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La mia esperienza con il Self Publishing

 

 

Giorni fa abbiamo chiesto a lettori e autori, attraverso i nostri social, quale fosse il proprio punto di vista e la propria esperienza col self publishing, un fenomeno in incredibile ascesa, bistrattato (ingiustamente) da molti o esaltato (ingiustamente) da altri. A parlarci della propria esperienza e a rispondere ad alcuni input che gli abbiamo fornito noi della redazione di Biblon, è stato Giorgio Borroni, la cui ampia biografia trovate a fine articolo. Ringraziamo Giorgio per il suo ottimo pezzo in cui non manca di sottolineare molti punti fondamentali della questione.

Nei prossimi giorni pubblicheremo altre testimonianze e recensioni ad alcuni romanzi dell’ampio catalogo Self.

Se volete dire la vostra, se volete proporci altri spunti di discussione e/o segnalarci dei testi passati inosservati ma che secondo voi vale la pena mettere in rilievo, contattateci! Potete farlo nei commenti al post, sulla nostra pagina Facebook o alla mail g.canade@biblon.it

 

Nell’editoria ho lavorato in qualità di traduttore, per case editrici medio-alte e come lettore freelance e consulente nel 2008. Ho avuto esperienze anche sul campo e ho visto come funziona il meccanismo della scelta dei manoscritti. La casa editrice per cui facevo scouting tendeva a ignorare narrativa di genere e a scegliere solo opere passate prima per agenzie letterarie, quindi mi è stato chiaro fin da subito che il processo “invia il manoscritto e attendi la risposta” stava diventando obsoleto. Le submission in quel periodo venivano interrotte e si prediligeva, come già ho specificato, la corsia preferenziale delle agenzie. In pratica, alla fine della fiera, mi sono fatto un’idea: se volevo pubblicare narrativa di genere o non passare per agenzie dovevo ricorrere al self publishing. Non ho una particolare esigenza di vivere con i guadagni di un libro, come invece la maggior parte degli aspiranti scrittori: il mio punto di vista è diverso. Suppongo che se un pittore dipinge quadri e si impegna, beh, è naturale che voglia esporli in luoghi diversi dal soggiorno di casa sua (almeno questo avviene nella maggior parte dei casi). Quindi, da questo punto di vista, suppongo che il self quantomeno ti offra la possibilità di far sentire la tua voce. Se vuoi fare narrativa di genere in Italia ti trovi a scegliere tra poche case editrici e la questione sul proporre o meno un manoscritto è personale. Io ho scelto di evitare dopo che una casa editrice di genere mi ha contattato per pubblicare sotto la propria etichetta e ha chiuso dopo nemmeno un anno: non aveva alzato un dito per promuovere il mio libro. Ho pensato che è meglio darsi da fare da soli che affidarsi ad esempio a piccole realtà dilettantistiche.

Pubblicare come self o sotto casa editrice è la stessa cosa? No, direi proprio di no. Trovo che il self sia un’arma a doppio taglio: tu eviti di essere cestinato, ma poi devi assumertene le responsabilità. Può capitare che tu sia ignorato, o che addirittura ti faccia degli hater per errori di automarketing, come lo spam selvaggio. Può capitare che tu sia disprezzato perché acerbo, perché non hai avuto un editing e ti sei voluto “suicidare” offrendo a un pubblico qualcosa di non curato, mettendolo su Kindle dopo averlo riletto una volta sola. Può poi capitare che tu attiri l’attenzione del pubblico e se te la giochi bene puoi anche costruirti una fan base.

I Self io li divido in tre categorie: 1) i cialtroni, 2) i coadiuvati, 3) gli autoprodotti.

I cialtroni sono il male del self: sono quelli che si improvvisano scrittori, non si documentano e non hanno la minima idea di come si scriva una storia. Tendono a disprezzare l’editing perché “rovina il loro stile” e non accettano consigli, sentendosi dei geni incompresi quando vengono stroncati. La loro controparte nell’editoria vera e propria sono i fenomeni social: gente che viene pompata sull’egida di un video youtube o di un meme. I big dell’editoria hanno ragione a stigmatizzare i self di questo tipo, tuttavia dovrebbero anche pensare a chi pubblicano, ai vari Bello Figo, Saluta Andonio ecc.

I coadiuvati: sono self che non possono permettersi l’editing o lo equiparano al beta reading. Questa categoria si è conquistata una fan base e può anche permettersi dei beta interessati davvero a quello che scrivono. Non si tratta tuttavia di editing vero. I beta sono come dei fan, non hanno le conoscenze per fare editing serio e si basano sul gusto personale ignorando bellamente ciò che funziona o meno in una storia.

Gli autoprodotti: sono quelli che vogliono che il loro prodotto sia competitivo e “quasi” alla pari di un prodotto pubblicato dalla casa editrice. Si rivolgono a editor free lance e a chi si occupi del lancio promozionale. Io mi ritengo uno di questi: mi sono rivolto a editor freelance seri e ho investito sul mio prodotto. Come riconoscere un editor serio? Semplice, ormai tutti prospettano le classiche 5 cartelle di prova gratuita, basta quella per vedere se il professionista a cui ti rivolgi è in gamba o no, o se è in gamba ma non è in sintonia con il tuo testo (inutile rivolgerti a uno che di solito si occupa di saggistica se tu fai fiction).

In generale il mondo del Self è fatto di “guerre fra poveri”, in cui queste “tre fazioni” tendono a darsi del filo da torcere pensando di detenere la ragione. Sorvolo su guerre fra gruppi, recensioni con acconti “fake” per affondare prodotti e autori rivali, gossip da forum.

Ma l’editoria “seria” è diversa? Da quel che ho potuto vedere si ripropongono gli stessi processi fra autori medi e alti a livello di vendite, salvo poi essere alleati quando c’è da disprezzare i self. In genere se ti autoproduci ai loro occhi sei un EAP, se sbatti su Kindle store senza editare sei un dilettante, se hai beta reader sei il re del tuo condominio.

Bisogna però fare alcune considerazioni: 1) Che tipo di narrativa vuoi scrivere? Se ami l’Horror, la Fantascienza o un Fantasy che si distacchi dall’elfo con le orecchie a punta, beh, la torta editoriale è sempre più piccola. Significa che dalle major verrai ignorato perché non sei famoso, dalle medio-grandi dovrai aspettarti tempi biblici di risposta, e se partecipi a concorsi per il 90% dei casi sono truccati o inaffidabili. 2) Vuoi cucinare hamburger per McDonald o preferisci cucinare in una taverna tipica? La grande editoria è massificante. Parlo per l’horror, ad esempio: Barker è scomparso dalle case editrici major dagli anni ’90, quando in Italia è passata la moda. La grande editoria non è attenta a fenomeni letterari di nicchia, è più facile rivolgersi a vincitori di reality letterari. Ho letto un romanzo sulla Kickboxing di un tizio che ha vinto un Masterchef letterario a dir poco vergognoso: regole di narratologia ignorate, l’autore non aveva mai visto un incontro di Kick in vita sua, storia insipida. E potrei farvi parecchi esempi. Quindi, volete provare a fregarvene della grande editoria e tentare qualcosa di nuovo o volete massificarvi? 3) Il self non è democratico, ma si avvicina alla democrazia. Esistono gilde di autori incapaci con il loro gruppettino di fan, esistono fenomeni self pompati a dismisura… ma siamo sicuri che dopo aver speso 90 centesimi per un pessimo libro compreremo un’altra opera dello stesso autore? Io personalmente me ne privo. Le Case editrici “serie” sono anche meno democratiche a mio avviso. 4) Il self può essere un punto di partenza? In USA Stephen King ha provato l’ebbrezza del self, vendendo a un dollaro a episodio un suo romanzo. Nei paesi anglosassoni dei romanzi self sono stati adocchiati dalle major e ripubblicati, pensiamo alla Profezia di Celestino. La mia esperienza in proposito è più che positiva. Una agenzia di servizi editoriali mi ha commissionato un racconto, in cambio di visibilità ed editing gratis, dato che l’ebook sarebbe stato distribuito in free download sulle varie piattaforme. Siccome io non ho il minimo interesse a diventare miliardario con i miei libri (e questa è una battuta, sia chiaro), ho accettato. Il Tam-Tam che ne è risultato ha fatto sì che la storia venisse opzionata per diventare un audiolibro ed è stata prodotta in questo format da terzi.

Per concludere, il Self e l’Editoria tradizionale hanno bisogno della medesima cosa: un bagno di umiltà. I Self dovrebbero smetterla di atteggiarsi a Stephen King “de noantri” e gli editori dovrebbero essere meno miopi su narrativa di genere ed esordienti, tornando a fare scouting come una volta, e non attraverso reality o fenomeni social.

 

 

Giorgio Borroni (1977), dopo la laurea in Lettere presso l’Università di Pisa e il diploma in Fumetto conseguito presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze, ha curato e tradotto le edizioni di Frankenstein di Mary Shelley per Feltrinelli e di Dracula di Bram Stoker per Barbera. Ha inoltre tradotto La Lettera Scarlatta di Hawthorne per Liberamente e Io morirò domani, un thriller di Dawood Ali McCallum edito da Giunti. Sempre per Liberamente ha pubblicato un manuale di Letteratura Italiana per studenti. Da sempre appassionato di fumetti, ha collaborato con BD e J-pop per la traduzione di graphic novel come Parker di Darvyn Cooke, Body Bags di Jason Pearson, Battlechasers di Joe Madureira e della serie manga The legend of Zelda, Warcraft, Starcraft. Come editor associato collabora con la Cagliostro E-Press, casa editrice che pubblica fumetti a tema Weird, Horror e fantascientifico. Come docente ha insegnato “traduzione del fumetto” in un master universitario di II livello a Pisa, ha tenuto corsi di disegno e ha insegnato materie letterarie ai bambini e ai detenuti del carcere di Sollicciano. Due suoi racconti brevi figurano sulle antologie horror La serra trema volume 1 e 2. Dal 2015 a oggi ha prodotto 4 audiolibri tratti da suoi racconti di varia durata in mp3, con all’interpretazione dell’attore e doppiatore Edoardo Camponeschi (Midnight Club, Orrore d’Autunno, Hello Darkness, Zombie Mutation) distribuiti da Il narratore.com. Per ESCRIVERE.COM ha pubblicato Satyros, breve romanzo horror divenuto audiolibro letto da Massimo D’Onofrio. Come illustratore realizza con tecnica digitale opere fantasy, horror e di fantascienza che compaiono in numerose copertine di Anonima GDR webzine e sul volume 1 della nuova edizione della antologia digitale Altrisogni, edita da Dbooks. Una sua illustrazione compare nel manuale del gioco di ruolo Charme. Per TRALERIGHE ha pubblicato il saggio su Ariosto Le Tre follie di Orlando.

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