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La moda e il cinema nell’opera di Tom Ford

Con all’attivo due soli lungometraggi, il fashion designer Tom Ford, dai successi nel campo della moda è assunto quasi ad autore di culto, e il libro di Umberto Mentana, Tom Ford. Percorsi di moda, dal fashion universe a Nocturnal animals (NPE, 2020) si pone come prima opera monografica in lingua italiana sul cinema dell’autore americano.

Il percorso di Ford, che dal Texas si trasferì nella New York dello Studio 54 e di Andy Wharol, fino ad arrivare al grande successo, a solo trent’anni, con le collezioni realizzate per l’allora morente Gucci, permettendo al marchio italiano d’uscire dalla crisi che la stava portando alla bancarotta, è seguito passo dopo passo da Mentana, con un lavoro certosino. 

“Ford”, scrive Mentana, “si presenta come un autore cinematografico che rappresenta un anello di congiunzione fra le due arti, il primo esempio di cinema contemporaneo dove effettivamente i due mo(n)di espressivi coincidono non su di una scala gerarchica ma all’interno di uno spazio di perfetto equilibrio orizzontale: è la dimostrazione vivente di come un’arte, quella della moda, che finora era considerata solo come oggetto da sfruttare nell’Opera cinematografica diviene, per mano di Ford, soggetto e bagaglio culturale indispensabile per produrre cinema di alta qualità.”

Il lavoro di avvicinamento alla cinematografia di Ford, viene affrontato da Umberto Mentana ponendo alla base dell’analisi la figura del fashion designer come regista e viceversa, e prima ancora riflettendo, attraverso una breve ma corposa introduzione sul concetto di moda, sulle parole di Simmel, “il primo vero scienziato sociale e filosofo che articolò una teoria della moda nella società di massa”. Parallelamente al fashion designer, vengono analizzate le figure del model e infine del fruitore, attraverso la figura del personal shopper.

Questi tre cardini della catena della moda sono analizzati da Mentana attraverso quattro film in cui queste peculiarità sono al centro della loro narrazione: Yves Saint Laurent (Jalil Lespert, 2014) e Saint Laurent (2014) di Bertrand Bonello; The Neon Demon (2016) di Nicolas Winding Refn, che racconta, con uno stile visivo assolutamente impareggiabile, le aspirazioni e il cammino allucinatorio di Jesse (Elle Fanning) nel diventare una modella di successo e Personal Shopper (2016) di Olivier Assayas, in cui Kristen Stewart è Maureen, giovane donna americana che vive a Parigi lavorando come personal shopper per una celebrità dello star system contemporaneo. 

E se fashion designer significa soprattutto raccontare, “tradurre in un racconto una sensazione, un’emozione”, la definizione calza a pennello con il lavoro cinematografico di Tom Ford, che già dal suo esordio del 2009 con A single Man, tratto dall’omonimo romanzo di Christopher Isherwood, porta sullo schermo con eleganza e un uso del ralenty volto quasi a sottolineare la raffinatezza delle immagini la storia di una perdita e di una depressione, un film sospeso tra l’amore e la ricerca dell’autenticità contro le convenzioni sociali. Lo stesso filo che lega il suo esordio al successivo Animali notturni (2016), in cui lo sguardo estetico si raffina ancor di più per narrare una storia di tradimenti e beffarde vendette. 

Umberto Mentana ci guida con passione nella carriera di Tom Ford, in un volume importante per gli appassionati dello stilista e regista texano, ma anche per chi segue l’affascinante intrecciarsi di cinema e moda.

 

Giovanni Canadè

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