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La scrittura non si insegna – Il pamphlet di Vanni Santoni

La scrittura non si insegna è il godibile pamphlet scritto da Vanni Santoni e pubblicato in un agile volumetto da Minimum Fax (2020)

Agile sia per il numero di pagine, poco più di un centinaio, sia per l’approccio così leggero ma per nulla superficiale.

Santoni è un abile oratore, è piacevole ascoltarlo dal vivo, e sulla carta non va perduta la sua ironia e la sua cultura letteraria. 

La scrittura si insegna? 

Si può insegnare a scrivere, specialmente nelle numerose scuola di scrittura che, quando sbarcarono in Italia vennero snobbate fianco da intellettuali come Giovanni Raboni, Mario Soldati, o ancora Natalia Ginzburg, che tutt’alpiù ammetteva l’esercizio del confronto tra autore ed editor.

Invece, negli Stati Uniti le scuole proliferavano e funzionavano, e solo la coppia Fruttero&Lucentini , già nel 1985, parevano averne capito l’importanza. 

Vanni Santoni, in questo pamphlet, parte però da un diverso assunto; la scrittura non si insegna, “ma solo la mentalità dello scrittore può essere insegnata”; non si può insegnare a scrivere, ma si può iniziare a pensare e a leggere come uno scrittore.

Per fare ciò, Santoni ha ideato una particolare “Dieta”, alimenti necessari per rafforzare l’organismo che si appresta a compiere l’impresa della scrittura. L’idea della dieta nasce, secondo l’autore, proprio dall’esperienza con aspiranti autori, scrittori, sì, ma lettori con troppe mancanze alla base. 

Lo scrittore deve scrivere molto – Santoni propone, almeno nelle fasi iniziali, duemila battute al giorno, affinché si adotti e adatti una disciplina che sarà fondamentale per uno scrittore – ma conoscere anche il cosiddetto “romanzo mondo”: Alla ricerca del tempo perduto di Proust e l’Ulisse di Joyce: “Meglio, sempre meglio il romanzo mondo: anche a chi non intende scrivere a sua volta romanzi-mondo, garantirà un’adeguata apertura degli alveoli.”

Solo nutrendosi di libri buoni si può pensare di produrne uno decoroso.”, afferma Santoni.

E la dieta è solo il primo passo che un aspirante scrittore deve mettere in pratica, qualunque sia il campo o diciamo il “genere” nel quale voglia specializzarsi.

Vanni Santoni

E se la lettura di autori come Proust, Tolstoj, DeLillo ecc. dovesse influenzare il nostro stile? “Mai avere paura dell’influenza”, scrive Santoni, “È normale che, quando avrai letto qualche autore che espanderà particolarmente la tua coscienza, per un po’ scriverai come lui. È normale e anche sano: basta continuare a leggere e innamorarsi di nuovo, e di nuovo farsi influenzare, finché da tutti quegli incroci non sboccerà la tua vera voce.”

Ma la scrittura, quella fatta seriamente, richiede assennatezza, tempo e poche distrazioni. Non ci sono spazi per una romanticizzazione della scrittura “se l’obiettivo è arrivare a produrre qualcosa di decoroso – chiede molto tempo, e prima ancora di cominciare a scrivere chiede lettura, la quale chiede ancora più tempo, e certo non puoi liberare il tempo per la scrittura se non hai liberato prima quello per la lettura.”

E se la scrittura richiede devozione, tempo e disciplina, i corsi di scrittura, o almeno quelli che propone l’autore, non ti insegna, ancora una volta a scrivere, ma ti mette in guardia sulle cosa da cui devi guardati, come i cliché, che Santoni ritrova “a un livello «macro», ovvero di vicenda o di contenuti; a livello intermedio – singole scene o personaggi; e a livello «micro», di singola frase o accostamento di parole, ovvero a livello stilistico.”

Il passo successivo è “Non scrivere cose noiose”, che potremmo sintetizzare in tre assenze: di necessità, di specificità, di conflitto.

Il pamphlet continua consigliando vari passaggi fondamentali per lo scrittore in erba, tra cui l’importanza del confronto tra pari, le revisioni del testo, la ricerca di un giusto editore. 

E vogliamo chiudere proprio su questo ultimo punto: ciò che ne emerge dal libro di Vanni Santoni, è la certezza che senza una conoscenza dell’ambiente letterario nel quale si vive, volenti o nolenti, sarà impossibile, o almeno ancora più complicato per l’aspirante scrittore farsi leggere e soprattutto sentirsi parte di una comunità letteraria.

Giovanni Canadè

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