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Le stelle stanno in cielo, i sogni non lo so – Un racconto di Edelweiss Ripoli

Vi presentiamo un nuovo racconto di Edelweiss Ripoli, autrice già presente nel nostro ebook gratuito Gli inediti di Biblon vol.1 (Teomedia, 2020). 
Vi ricordiamo inoltre che potete inviarci i vostri racconti alla mail g.canade@biblon.it

***

(Dipinto di (c)Kris Knight)

 


Casa mia è un buco. Ci sono cinque stanze: quattro sono minuscole e la quinta è quasi sempre chiusa. C’è solo un letto sfatto.
Siamo io e papà.
All’ingresso c’è uno specchio da muro incassato in un mobile di legno, con in cima dei pomelli. Specchiarsi è impossibile. E forse è anche meglio. È continuamente ricoperto da rosari, cappotti e sciarpe, anche se è estate. Mi sento soffocare, se li guardo. Lo scorso luglio, ho afferrato tutto ciò che era appeso e l’ho buttato dalla finestra della cucina, che affaccia sul cortile interno della palazzina che, anche se è pieno zeppo di schifezze, certe volte mi sembra meglio di casa mia.

Frequento il primo anno delle superiori. Mi chiamano lo spaventapasseri perché sono pallida e non parlo con nessuno. Non mi alzo mai dal banco e, se devo andare in bagno, me la tengo.
Papà lavora quando capita. Mamma lo chiamava vagabondo e gli tirava calci sulle scarpe, ma poi l’attimo dopo l’abbracciava e si scusava come se quella sbagliata fosse lei. Che ne so. Non li ho mai capiti.
So solo che lei mi voleva bene. S’alzava ogni mattina prima dell’alba. Lavava le scale del palazzo nostro, e di quelli intorno e poi andava a pulire uffici. Il sabato e la domenica, invece, faceva i capelli alle signore buone, a casa da loro. Mamma sgobbava. Per me e per lui.
A me, mi diceva sempre di studiare, e di stare attenta. E, se le chiedevo a cosa in particolare, s’innervosiva e agitava le mani in aria come se cercasse parole che però non trovava mai, e faceva: «Attenta. Tu stai attenta e basta».
Da quando è morta, siamo morti anche io e papà.

Continuo a studiare, per lei. Tutti i pomeriggi, mi siedo in cucina e sto sui libri fino a che la testa non mi scoppia. Papà se ne sta nella stanza accanto fisso alla tv. Non mi disturba. Pure lui ci tiene che io studi. Dice che un giorno gli farò fare la vita da ricco. E che andremo sulla tomba di mamma con i fiori più belli del mondo.
A volte, però, si dimentica di me e di mamma, mi chiude i libri e mi dice di stare davanti alla tivù con lui.
Mentre cambia più volte canale, mi chiede se ho già un fidanzato.
Stringo le gambe come se potessi decidere di me. «No.»
«Non c’è fretta. Sei ancora piccola.» Mi accarezza i capelli. «Sei la mia bambina.»
«Sei bella e perfetta» mi dice ancora. E mi lascia gli occhi addosso imbambolato, come se lui fosse un bambino e io un incantesimo. Poi mi prende in braccio e mi porta nella stanza quasi sempre chiusa.
Mi distende sul letto e mi spoglia.
Quando finisce, mentre si riveste, mi dice sempre che quella è l’ultima volta.
Forse dovrei avercela con lui, tirargli un calcio. E poi chiedergli scusa. Ma non sono come mamma.
Lei era piena d’energia. Io sono vuota. Inconsistente.
Lui torna davanti alla tivù, io mi rivesto piano. Prima aspetto che il corpo si risvegli. Quando lui è sopra di me, io addormento tutto: gambe, braccia, mani, capelli, pensieri. Sogni.
Mamma mi diceva che i sogni sono come caramelle. Non si prendono dagli sconosciuti. Ognuno ha quelli che ha, che si può permettere. E pensava che io me ne potessi permettere tanti. Talmente tanti che, a volerli elencare, un solo quaderno non sarebbe bastato.

Una casa al mare.
Un vestito nuovo.
Un sonno sereno.
New York.
Un sogno nel sogno.
Una torta in forno.
La pizza sempre.
Le mani curate.
I pensieri in ordine.
I sorrisi.
Gli abbracci.
Cantare. Ballare. Ridere.
Rincorrersi per non perdersi.
Aspettarsi.
Tendersi una mano.
Guardare le stelle.
Diventare una stella.

Io non lo so quanti sogni si avverano. Non so manco poi se i sogni esistono, se mamma c’aveva ragione.
So solo che sto sempre uguale da quando lei non c’è. E invece di aggiungerli, i sogni, ho iniziato a cancellarli.

(c) 2020 Edelweiss Ripoli

Edelweiss Ripoli è nata a Roma nel 1982, è una farmacista. Vive a Rende, Cosenza. Fa parte della redazione di Risme. Ha pubblicato racconti brevi e lunghi. Nel 2016 partecipa a 8*8 e, nel 2017, pubblica il suo primo romanzo Libere per l’Erudita Editore, marchio della Giulio Perrone Editore.

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