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Ornitottero – Nazareno Loise

Ornitottero: aeromobile a superficie alare battente. Leonardo da Vinci fu il primo a disegnarlo; fu il più antico tentativo di progettare un oggetto volante più pesante dell’aria.

Ornitottero: una macchina – uccello.

Ornitottero è il titolo della raccolta di poesie di Nazareno Loise, edito da Il filo rosso Editore, con la copertina di Antonio Conte

È bordo di un ornitottero che il poeta rincorre la sua sofferenza, la più antica ed universale delle sofferenze: la sofferenza per amore. In tutte le sei poesie che compongono la raccolta c’è l’amore: un amore finito male, un amore perso, un amore che non cerca, un amore che tiene imprigionati, un amore che copre la solitudine, un amore che è come un vizio. L’amore che fa perseverare nel dolore. L’amore davanti al quale siamo indifesi.

Dietro ad un filtro crudo e sporco che non cerca di abbellire la realtà,

dentro a un vento giallo piscio, dietro a un tavolo di corallo

il sole s’arrendeva all’ombra delle carlinghe

c’è l’amore:

il telefono era occupato e tu non mi cercavi mai.

(Valzer)

 

Nei sogni, ancora l’amore, e la richiesta, silenziosa ma ferma:

è la mia libertà

che forte ti sussurra

di stare lontano dalle mie notti.

 

Perché è nei sogni che la donna, crudele, ritorna. E quanto è doloroso amare ciò che fa male.

prigioniero innamorato della frusta.

(Sull’Altipiano)

 

Amare ciò che fa male. Amare, perseverare nel dolore. L’amore è un vizio, e la donna è una schiuma che ricopre qualsiasi cosa con la sua presenza.

Sei la schiuma che lascia

ogni amore rovinato,

(…)

Sei un vizio lento, da coltivare

in cui persevera

la volontà di dolore.

(Murphy’s)

 

C’è l’amore del gaucho Miguel, l’amore sporco, pagato, che sa di terra, di lacrime, di sterco.

Bastasse il profumo d’un amore pagato

a coprire il fetore d’una solitudine

troppo presto esalata.

(Argentina)

 

Ma Ornitottero non è solo una raccolta d’amore. Ornitottero è anche una raccolta in cui si incontrano El Pedro, Shostakovich, Rodolfo Valentino, Orlando, Alcione, e in cui si visitano i luoghi più disparati: Gerusalemme, lo Zimbabwe, la Siria, Aleppo. Le coordinate spazio temporali sono annullate, a bordo dell’Ornitottero è possibile viaggiare nel tempo, e sorvolare i paesi più lontani. Il cuore è ovunque, ai tempi della rivoluzione o di Carlo Magno.

La poesia che da il titolo alla raccolta è quella che si chiude con provocatori versi:

Ora orini tottero?

La neve s’è sciolta sulla spiaggia

e il mare romba le scorregge di Dio.

(Ornitottero).

 

Dio è sempre presente, ma non è in grado di dare risposte alle domande che gli poniamo, le risposte che in lui cerchiamo.

Il vostro amico annega

in una morchia d’invidia

e voi che fate?

Vi sciacquate i piedi sul cranio di Dio?

(Ornitottero)

 

Ornitottero è una raccolta di poesie crude, reali, taglienti, fatte di carne, di dolore e di disillusione.

Il dolore è un dolore universale, che attraversa il tempo, è il dolore dell’uomo moderno che ascolta il suono di un telefono occupato, ed è quello del paladino Orlando, quello di Alcione. Il mito e la leggenda si intrecciano con la realtà più bassa e vicina, la realtà di chi è semplicemente un essere umano e stringe il rancore accanto al pacchetto di sigarette, di chi si siede al pub e cerca di dimenticare davanti ad una birra la sbronza del giorno prima. Ma quello che non si può dimenticare è l’amore dato alla persona sbagliata.

C’è una voce che parla a tutti noi, a ciascuno di noi, in Ornitottero.

fate della mancanza di ossigeno un’occasione per sentirvi speciali

 

Elena Ramella

***

Nota dell’autore

Sedetevi al bancone di un pub, ordinate una birra scura e innamoratevi della persona sbagliata. Affidatele il vostro tempo e il vostro cuore, ma non chiedetele di capirvi. Provate a smaltire le sbronze trincerandovi nei vostri lamenti quoti-diani e, se necessario, pagate per farvi medicare le ferite d’a-more. Cercate in Dio le risposte che non può darvi e pone-tegli le domande che non sapete. Smarritevi nell’immenso tratto di vita che separa il vostro naufragio dall’orizzonte e poi chiedete aiuto a chi è rimasto a riva. O lasciatevi pure annegare, ma fate della mancanza di ossigeno un’occasione per sentirvi speciali. È tutto scritto là fuori, nei visi di una natura che ride con voi e ride di voi. Rincorrete pure la soffe-renza, compenetratevi di essa e poi scappate lontano. Magari a bordo di un ornitottero. Sorvolate spiagge e zone di guerra, scendete in picchiata sui cadaveri lontani e poi esplodete di fantasia in cielo.

Se sarete fortunati, riuscirete a vedere cosa precede i pun-tini di sospensione.

Nazareno Loise

(Biblon ringrazia l’Autore e l’Editore per averci concesso la pubblicazione della Nota dell’autore)

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