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Serpenti – Un racconto di Sara Maria Serafini

Siamo molto felici di ospitare un racconto inedito di Sara Maria Serafini, scrittrice e amica di Biblon che in questa primavera vedrà pubblicato il suo nuovo romanzo, L’amore che devi.
Buona lettura!

p.s.: la mail alla quale proporre il vostro racconto è g.canade@biblon.it

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Ritratto di John Minton, Lucian Freud, 1952

In quel periodo avevo dei problemi a scuola. Specie con due compagni più grandi di un anno che erano arrivati a settembre per ripetere la terza liceo. Non so neanche perché ne parlai a mio padre, non ci dicevamo niente. E anche quella volta non disse una parola, continuò a sbucciare una mela nel modo che aveva di lasciare la buccia tutta intera a formare un ricciolo. L’unica forma elegante che gli abbia mai visto accanto. Due giorni dopo era domenica. Mi trascinò via dal letto facendomi indossare un paio di pantaloni lunghi e gli scarponcini da camminata. Alle sette del mattino la temperatura segnava già i ventotto gradi. In auto viaggiammo con i finestrini completamente abbassati. L’alito fresco della periferia mi schiaffeggiava la guancia destra obbligandomi al risveglio totale. Socchiudevo gli occhi per un principio di congiuntivite che non volevo peggiorasse; da dietro alle fessure il paesaggio appariva meno giallo. Quasi sopportabile. Mio padre restò serrato all’interno del suo silenzio ostinato. Provai ad accendere la radio ma non prendeva nessuna frequenza. Abbandonai la manopola sul fruscio più seccante che riuscii a captare. Per dare fastidio a lui e al suo silenzio. Ma questi dispetti non li vedeva. Lo capii moltissimi anni dopo, che era il più felice di tutti. La marmitta del fuoristrada erano tre mesi che pendeva da un lato, e lo stesso mio padre non accennava a frenare in prossimità delle buche. Dopo i primi cinque o sei singhiozzi ho smesso di aggrapparmi alla maniglia. Puntavo solo i piedi sul fondo del tappetino bucato. Sentivo il pietrisco infilarsi in ogni fessura del carrarmato di gomma. Parcheggiò l’auto sotto un castagno che doveva essere lì da prima che io nascessi. Prese il bastone che teneva nel cofano e che serviva a battere sulla terra per tenere lontani i serpenti che si annidavano sotto ai sassi. Presi a camminargli davanti, ma non avevo il bastone. Cercavo comunque di tenere un’andatura sicura perché mio padre odiava vedermi impaurito. Lui la paura non la capiva. E giudicava chi ne era divorato. Ci ritrovammo immersi in un campo di granoturco che mi arrivava fino alle spalle. Un suono fitto di cicale contribuiva a stordirmi. Riuscivo solo a chiedermi perché mi avesse portato lì senza trovare nessuna risposta. Il caldo mi impediva di compiere respiri lunghi. A un certo punto ho pensato che mio padre fosse tornato indietro. Non sentivo più i suoi passi proseguire lungo il sentiero aperto tra le spighe piegate. Le cicale e il loro ritmo ossessivo allontanavano tutti gli altri suoni. Mi ritrovai in una specie di bolla insonorizzata, come in quei film alieni che guardavo di nascosto di notte. Continuai a camminare e finalmente fui fuori dal campo. Feci qualche passo in avanti e mi fermai al centro di uno slargo di erba bruciata. Con le mani sui fianchi, sollevai gli occhi verso il cielo: una nuvola passeggera proiettò a terra un’ombra che restò incollata sotto alla mia – più sottile – come un presagio. Mio padre mi chiamò per nome, solo una volta. Non feci neanche in tempo a capire cosa mi stesse lanciando, che me lo ritrovai sul petto. Un serpente morto. Con la testa mozzata di netto. Il cuore perse un battito. Il serpente senza testa era nero e lungo come una cintura. Per l’urto restò incollato alla maglietta sudata per qualche secondo, prima di scivolare ai miei piedi e arrotolarsi su sé stesso. Ripresi a respirare dopo molto tempo. Forse a casa. Forse il mese dopo. Forse adesso.

Sara Maria Serafini nasce a Milano nel 1984, ma vive da sempre in Calabria. Laureata in Ingegneria Edile Architettura, PhD in Urbanistica, insegna e svolge la libera professione. Nel 2018 ha fondato RISME, rivista letteraria e agenzia di servizi editoriali, di cui è direttore. Suoi racconti sono usciti su diverse riviste e in antologie. Ha pubblicato le raccolte Ingoia la notte (Arpeggio Libero, 2015) e Solfeggio in abbandono (Arpeggio Libero, 2014). Il suo romanzo d’esordio, Quando una donna, è uscito per Morellini nel 2019. Sempre per Morellini uscirà il suo nuovo romanzo, L’amore che devi, nella primavera del 2021.

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