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Sogni di sangue – Tiziano Sclavi (parte 1)

 

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Stiamo affrontando i romanzi di Tiziano Sclavi in ordine più che altro casuale, seguendo le impressioni e le analogie vaghe verso cui ci conduce la nostra immaginazione, viaggiando negli anni e nello stile di uno scrittore che ricopre un ruolo particolare e mai del tutto definito nella letteratura italiana. 

Se i romanzi affrontati fino a ora (che trovate qui e qui), scritti nel 1982 nel 1984 ma pubblicati nel 1991 nel 1992,  utilizzavano consapevolmente il “genere” per inventare un nuovo linguaggio, nel 1975 Sclavi pubblica un giallo per l’editore Campironi, in un’edizione esclusivamente per le edicole, dal titolo Un sogno di sangue in cui il genere viene rispettato nei suoi stilemi, sebbene, a ben vedere più che di giallo si debba parlare di thriller; un thriller figlio del suo tempo, fortemente legato  all’immaginario cinematografico dell’epoca, in particolar modo al cinema di Dario Argento. Il volumetto infatti è firmato con lo pseudonimo di Francesco Argento, pseudonimo scelto in omaggio ai suoi miti dell’epoca: Francesco Guccini e, appunto, Dario Argento. In appendice al romanzo breve, trova spazio anche il racconto più breve Un delitto normale.

Un delitto normale e Un sogno di sangue confluiranno anni dopo nel volume Sogni di sangue (Camunia, 1992), che vedrà all’interno la presenza di altre due racconti lunghi scritti negli anni ottanta, L’inquilino arcano e Quante volte tornerai.

Iniziamo il nostro breve viaggio proprio dal racconto o romanzo breve Un sogno di sangue: Davide Calavera è un insegnante di un liceo a Pavia. Le sue giornate proseguono lente e abitudinarie, fino a quando una notte è preda di una terribile visione: il cadavere insanguinato di una donna: 

Seduta, nella sua poltrona c’era una donna, nuda. Aveva ferite in tutto il corpo, tagli profondi, di rasoio. Gli occhi sbarrati. La gola Squarciata.
Un rivolo di sangue scendeva per il braccio , si raccoglieva nel palmo della mano, gocciolava lento a terra, in un pozzanghera rossa.

Il cadavere è quello di una sua ex alunna. Ma quando arriva la polizia non trovano nulla.
L’omicidio è avvenuto realmente, proprio nelle modalità in cui l’ha percepito Davide Calavera. Sarà il commissario Straniero a condurre le indagini, coinvolgendo lo stesso Calavera per catturare l’assassino.

Un sogno di sangue è un racconto ambientato originariamente nella Pavia dei primi anni settanta, in tempi di rivolte studentesche e operaie, mentre nella riedizione del 1992, l’azione è in quegli anni novanta post muro di Berlino, in cui le proteste studentesche e i sogni di lotta per un mondo migliore sono rimasti slogan sbiaditi e nebbiosi. Nella nebbia vive la Pavia e l’Italia appena uscita dagli anni ottanta, gli anni della nuova “bella vita”, di moda e motociclette. Nella nebbia vive la provincia italiana e anche l’assassino, così da mimetizzarsi e sparire dopo i suoi efferati omicidi.

Sogni, visioni e morte: sono gli ingredienti di questo racconto che deve tantissimo all’iconografia argentiana e ai suoi emuli degli anni settanta: “Da Argento [Sclavi] riprende il gusto per le immagini forti, la tecnica degli omicidi, compiuti con un rasoio, e la visione spettrale della città, con le sue strade deserte. Argentiana è poi la figura dell’omicida, inafferrabile e onnipresente, capace di arrivare ogni volta un minuto prima della polizia, un essere superiore, una figura della notte che nella notte e nella nebbia si confonde.” (Tiziano Sclavi, Daniele Bertusi, Cadmo, 2000).

Lo stile e il ritmo sono come al solito essenziali. Sclavi è laconico, secco, non si perde in giri di parole, in descrizioni inutili. La narrativa sclaviana non conosce la ridondanza

Sclavi sa riportare le sequenze cinematografiche di quel cinema, a trasporre su carta non solo le azioni, ma anche la tensione che nel cinema si accompagna a immagini e musica.

Una scintilla.
La scintilla della luce radente su qualcosa di metallico. Una lama si avvicina a lei fischiando nell’aria, al rallentatore. Lacerò la manica della camicetta, penetrò nella carne, il sangue sprizzò lento.

Ad aiutare Davide Calavera è il commissario straniero, figura che i lettori di Tiziano Sclavi hanno imparato a ritrovare in tanti suoi romanzi. Ne Un sogno di sangue, Tiziano Sclavi regala a Straniero più pagine, la descrizione di una vita privata minimale, un’umanità accentuata; diversamente da quanto succede in altre apparizioni, come ad esempio in Dellamorte Dellamore, nel quale il commissario non brilla certo per brillantezza. Oppure in Nero. nel quale compare nello stile volutamente bidimensionale dei personaggi di quel romanzo.

Straniero è un personaggio di derivazione simenoniana, come molti investigatori del giallo letterario italiano: “Straniero porta addosso tutti i segni dei suoi fratelli, tutta la loro tristezza. La tristezza di Straniero è però una tristezza nuova, che viene da una precisa riflessione politica. “L’unico poliziotto comunista d’Italia” vede una prospettiva diversa a questo modo di vivere, ma è costretto a difenderlo da chi lo vuole peggio di così.” (Tiziano Sclavi, Daniele Bertusi, Cadmo, 2000)

Ne Un delitto normale, il racconto in appendice al volume, Straniero indaga su un omicidio che, come dice il titolo, è fin troppo semplice da risolvere.
La signora Fontana ha ucciso suo marito e si è costituita. Dalle indagini, il ritratto che ne viene fuori della vittima è quella di un dentista stimato per la sua competenza ma dalla personalità complicata. Secondo le indagini, l’uomo maltrattava la moglie e i figli, e questo sarebbe il movente dell’omicidio. Eppure, Straniero non riesce ad accettare la verità di questa triste storia di vita medio-borghese. Il commissario cerca altre motivazioni, altre piste, ma andrà a sbattere contro l’evidenza di una vita piatta che nemmeno l’omicidio può scalfire.
Il vero grande personaggio di questo breve ed essenziale racconto, è infatti la donna, la signora Fontana, che si chiude nel silenzio di chi vuole proteggere l’unica cosa rimastale: la dignità.

 

Nella prossima puntata, analizzeremo gli altri due racconti della raccolta Sogni di sangue: L’inquilino arcano e Quante volte tornerai.

 

Giovanni Canadè

 

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