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Uno più uno fa uno – Le poesie di Valentina Casadei

La voce di Valentina Casadei dorme coi morti.

Morta è la passione di un altrove mai più ritrovato.

Digerita l’imprescindibile condizione d’assenza – già ribadita dall’ipotiposi contenuta nel titolo Uno più uno fa uno (Edizioni Ensemble, 2020)– alle poesie di questa raccolta non rimane che la fuga nel sogno eclettico o verso il livore alcalino di una vita martorizzata dall’ostinato ronzare di un’ape.

Sono morte le lingue che in lei scucivano canti di facile speranza e il verbo amare ora si declina sempre al passato. Più che passato. Trapassato. Tra i cuscini di questo letto di disaffezione che si dipinge allo scorrere dei componimenti, serpeggia la necessità di un colpo di reni a volte strappato all’orgoglio di una voce che non vuole piegarsi allo status quo, a volte obbligato, indotto, imposto dalla scudisciata di una frusta che ha colpito con cattiveria laddove i lombi di un sentimento caldo già erano più gonfi e rigogliosi.

Al netto di uno stile ancora in progress, che di certo gioverà di quella maturazione tipica che il tempo serba ai giovani poeti, l’intenzione della Casadei appare incorrotta e dolente. La connivenza del suo sangue, usato come “arma più potente per assassinare l’immaterialità dei miei dolori”, il disincanto, come stagione perenne, ne sono prove evidenti.

Soffrire, morire… è poca cosa. Ma farlo, abbinando questo binomio esistenziale a spiccate sensibilità come la sua, danno vita a un fardello non indifferente da portare a spasso lungo i giorni feriali. Ma solo da qui passa la strada per una rivelazione. Poetica. Estetica. Mistica. “Il mistero è l’attesa”. E noi, attendiamo.

 

Vincenzo Montisano

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