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Vorresti essere me? di Arianna Ciancaleoni – Recensione

Dopo la nostra intervista all’autrice (che trovare qui) ecco la recensione della nostra Lella Esposito a Vorresti essere me? di Arianna Ciancaleoni.

Desiderare di essere un’altra persona, una data persona, lo abbiamo immaginato, agognato, sperato tutti. E abbiamo sbagliato: abbiamo sbagliato perché l’altro che ci appare davanti ai nostri occhi non è – e non può esserlo, d’altra parte – mai quella persona che noi crediamo, immaginiamo, ci illudiamo che egli sia. E prendiamo le cantonate… sì, proprio come succede in amore: uno s’immagina che quel bronzo di Riace a cui ci si vorrebbe dedicare anima e corpo sia proprio di bronzo e invece, col tempo, di bronzo – il tipo lì – ha solo la faccia. Bell’affare!

Elettra, la protagonista di Vorresti essere me? di Arianna Ciancaleoni, fin dalle prime pagine ci tiene a farci sapere quanto è simpatica, socievole, altruista: zero! Viene persino da chiedersi come sia arrivata viva alla soglia dei suoi ventott’anni, in verità… Il come, nel corso del romanzo, viene svelato non senza colpi di scena e quello che si inizia a invidiarle è proprio la forza di andare avanti senza, almeno all’apparenza, alcun coinvolgimento emotivo. Ma non è così: non può essere così. 

Elettra, infatti, lavora in un’agenzia di comunicazionesogna di diventare una grande scrittrice: “Scrivevo, scrivevo come una forsennata […]. Avevo intenzione di creare il romanzo più bello del mondo, il nuovo Cime Tempestose, diventare famosa e girare per il mondo per le mie presentazioni, firmare autografi e diventare ricchissima. Questo sarebbe successo nella vita, tutta nuova, che avrei avuto una volta lasciato il lavoro in agenzia. […] Avevo bisogno di approvazione, altrimenti sentivo che avrei potuto mollare tutto. Ma non avevo il coraggio di metterci la faccia”. Sogni, desideri, progetti che vengono inframmezzati, fisiologicamente, dall’ansia e dalla paura di non farcela.

Quello che siamo oggi – e questo Ciancaleoni lo delinea magistralmente – non è altro che la somma di tutto quanto ci è capitato sinora: ogni singolo incontro ci permette sempre di evolvere o involvere. “L’incontro tra due persone è come il contatto tra due sostanze chimiche: se c’è una reazione, entrambe si trasformano”. Parola di Carl Gustav Jung. Non a caso, credo, Vorresti essere me? si dipana sotto gli occhi del lettore seguendo alcuni degli elementi della tavola periodica che si susseguono dando il nome ai singoli capitoli. 

Sono dunque le relazioni amorose a trasformare anche Elettra (sì, Elettra, alla fine è una di noi!): “Mi chiesi come facesse la gente ad essere sempre innamorata e felice, mentre io da quando avevo perso la testa per un uomo, non avevo fatto altro che soffrire”. Stefano prima e Luca poi sono le due figure che svelano al lettore la vera, sfaccettata, identità della nostra. Il punto di vista di Luca, in particolare, che si alterna nella narrazione (sempre in prima persona) ci presenta la parte che Elettra vuole mostrare, il suo apparire che, in più occasioni, cozza e si scontra con il vero essere della protagonista. Elettra “sembrava non volersi far notare: jeans neri, camicia grigia, struccata e con una matita a raccoglierle i capelli. L’unica cosa appena un po’ stravagante, le scarpe altissime. […] Tutto era poco interessante in lei […]. Anche la scrivania era sgombra […]. La borsa, enorme e nera, era poggiata sotto la scrivania in modo da essere raggiungibile solo dalla proprietaria”.

Il poter essere – più che l’essere stesso di Elettra – sembra appartenere solo a Muna, il suo alter ego letterario. È in questo pseudonimo che Elettra si scopre a vivere: “potevo fare tutto quello che volevo. Anche raccontare quello che non avrei dovuto dire”. Cosa non deve essere detto? Il segreto a cui fa riferimento Elettra porta il nome di Stefano. È intorno al legame con questo che ruota il progetto che la nostra ha stilato per i giorni successivi al suo 28° compleanno, il 21 giugno, data che coincide non solo con l’inizio dell’estate ma anche con la scadenza del suo attuale contratto di lavoro.

Si giunge quindi alla domanda di partenza: quando diciamo di voler essere un’altra persona chi diciamo di voler essere? Quella persona o l’immagine che noi abbiamo creato di lei? Se a colpirci è l’ologramma di un’idea e non l’idea nella sua interezza e complessità ci ritroveremo a far i conti con la nostra illusione e il dolore – quello sì -, a quel punto, sarà reale. Elettra docet!

Lella Esposito

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